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Calendario 2018-2019


Dal conflitto alla cooperazione

di Franco Nanetti

Il conflitto è un aspetto ineludibile dell’esistenza umana.
La realtà si muove costantemente nella dialettica degli opposti e da essa viene incessantemente
generata, poichè come già affermava Eraclito nel VI secolo a.C., “La lotta degli antagonisti è
padre di tutte le cose”.
Per questa ragione ogni conflitto che accompagna la nostra esistenza, sia esso intrapsichico
che interpersonale, perché sia fonte di armonia e non di eterno dissidio, non può essere mai
occultato, ma in ogni circostanza opportunamente riconosciuto, accettato, trasformato.
“Non bisogna avere paura del conflitto”, perché è nel conflitto “trasformato” che possiamo
comprendere la profondità di noi stessi, dell’altro e della vita.

Il problema subentra quando il conflitto viene dissimulato o negato.
Talora i danni diventano evidenti ed irreparabili.
Mentre nella vita affettiva le coppie “scoppiano”, le famiglie si disgregano, ciò che si era
costruito nella speranza si capovolge in astio, odio endemico, ritiro del desiderio, nella
vita professionale ciò che potrebbe divenire prospettiva, divergenza per la convergenza, si
trasforma in forme di stalking quotidiano, in demotivazione, assenteismo, violenza, malattia.
In un recente “rapporto” è stato evidenziato che quarantasei milioni di lavoratori dell’Unione
Europea, il 28% della popolazione attiva, risultano affetti nei luoghi di lavoro da stress da
conflitti.

La “cura” dei nostri conflitti sta nel riconoscerli, dargli evidenza, affinchè diventino risorse,
potenzialità, e non diano nutrimento nell’ “oscurità” a torbidi giochi di potere e contrasti
insanabili.
Il problema è chiederci se siamo all’altezza di gestire ed elaborare il conflitto.
Si tratta di rimanere aperti al dialogo senza dominare, si tratta di rimanere liberi senza
doversi ergere o sottomettere.
Nel dialogo autentico sperimentiamo il sottile gioco dell’opinare, senza sentirci di rivendicare
nessuna superiorità sull’altro, sperimentiamo il vincere con l’altro e non sull’altro.

Scriveva Paul Watzlawick (1998) in “Istruzioni per essere infelici”: “Nel gioco del potere a
somma zero, dove il proprio successo è in relazione al dominio sull’altro, si è sempre sconfitti;
tutte le volte che ci adoperiamo per eludere la nostra presunta o reale impotenza con la
“sottomissione” del “nemico”, tutte le volte che cerchiamo di affrancarci da ogni tensione con
un atto di esclusione o di prevaricazione, di fatto stiamo “soccombendo rispetto alla vita”.
“Quando due si contendono il potere cercando di affermare in modo indiscusso la propria
superiorità, la vita – come affermava Watzlawick – si sta prendendo gioco di loro”.

La proposta del Master in “Mediazione dei conflitti”, pone l’intento di individuare
ed acquisire le necessarie conoscenze di modelli concettuali ed operativi orientati
all’apprendimento, in molteplici ambiti professionali, degli strumenti di pensiero ed azione
funzionali ad una maggiore comprensione delle nostre relazioni, con l’evidente obiettivo di
sanare contrasti che possono emergere nella coppia, in famiglia, a scuola, nel lavoro, contrasti
che se non vengono adeguatamente affrontati possono diventare causa di stress, inquietudine,
e sofferenza esistenziale.

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